Stabilire quanto riconoscere all’amministratore di una SRL non significa soltanto scegliere una cifra mensile. Bisogna coordinare compenso, liquidità aziendale, tassazione, contributi INPS e partita IVA, evitando decisioni improvvisate che possono creare problemi fiscali o societari. Qui chiarisco come determinare l’importo, formalizzarlo correttamente e confrontarlo con la distribuzione degli utili.
Le regole essenziali per remunerare l’amministratore
- Non esiste un importo fisso per legge: la cifra deve riflettere ruolo, responsabilità e dimensioni della società.
- La delibera deve essere chiara e, quando possibile, precedente al pagamento del compenso.
- Il reddito è normalmente assimilato al lavoro dipendente, ma l’amministratore non diventa automaticamente un dipendente.
- Nel 2026 la Gestione Separata prevede, nei casi ordinari, un’aliquota del 35,03% oppure del 24% per chi è già pensionato o assicurato presso altra gestione obbligatoria.
- Per il solo incarico di amministratore, di regola non serve aprire una partita IVA.

Quanto può essere il compenso dell’amministratore di una SRL
La legge non stabilisce un tariffario nazionale né un minimo obbligatorio per l’amministratore di una SRL. L’importo nasce dallo statuto, dall’atto costitutivo o da una delibera dei soci, tenendo conto dell’attività effettivamente svolta.
Io partirei sempre dal carico reale dell’incarico, non dal semplice fatturato. Un amministratore unico che firma documenti e segue pochi adempimenti non ha lo stesso ruolo di chi gestisce personale, finanziamenti, contratti, contenziosi e decisioni strategiche ogni giorno.
| Scenario indicativo | Compenso lordo annuo di esempio | Quando può avere senso |
|---|---|---|
| Incarico con attività limitata | 12.000 euro | SRL piccola, gestione semplice e impegno contenuto |
| Gestione operativa continuativa | 24.000 euro | Amministratore coinvolto nelle decisioni e nella gestione ordinaria |
| Responsabilità elevata | 36.000 euro o più | Società strutturata, personale, debiti finanziari o operatività complessa |
Questi importi sono esempi di simulazione, non valori di mercato validi per ogni impresa. Per stabilire una cifra ragionevole considererei anche numero di dipendenti, volume d’affari, patrimonio, rischi assunti, tempo dedicato e presenza di altri amministratori.
Un compenso molto basso può non riflettere il lavoro svolto, mentre uno sproporzionato rispetto alle dimensioni della società può attirare contestazioni sulla congruità e sull’inerenza del costo. La soluzione più solida è motivare la cifra nel verbale e rivederla quando cambiano responsabilità o situazione economica.
Come deve essere deliberato e pagato
Il primo controllo riguarda lo statuto. Se contiene già criteri o importi, bisogna rispettarli; se non dice nulla, la strada più prudente è una delibera specifica dell’assemblea dei soci.
- Verificare cosa prevede lo statuto sull’eventuale remunerazione.
- Indicare nella delibera l’importo annuo oppure il criterio di calcolo.
- Precisare periodicità, durata dell’incarico ed eventuale parte variabile.
- Conservare il verbale con data certa e registrare correttamente il costo.
- Gestire il pagamento tramite cedolino o prospetto compensi, ritenute e contributi.
Nel verbale scriverei una formula concreta, come “compenso lordo annuo di 24.000 euro, da corrispondere in dodici rate mensili”, evitando espressioni vaghe come “compenso da definire” o “secondo disponibilità della società”. La precisione documentale conta quanto l’importo.
L’approvazione del bilancio, da sola, non dovrebbe essere utilizzata come sostituto automatico della delibera sul compenso quando lo statuto non determina già la remunerazione. Nella pratica, è uno degli errori più frequenti nelle SRL unipersonali, dove il socio tende a considerare superfluo il verbale perché coincide con l’amministratore.
Anche in una SRL con un solo socio è opportuno formalizzare la decisione. Prelevare denaro dal conto societario senza una delibera, un cedolino e una corretta registrazione può trasformare un normale compenso in una movimentazione difficile da giustificare.
Tasse e contributi nel 2026
Come viene tassato il compenso
Il compenso dell’amministratore è normalmente qualificato come reddito assimilato a quello di lavoro dipendente. La società agisce quindi come sostituto d’imposta, applica le ritenute IRPEF nel cedolino e rilascia la Certificazione Unica.
Non si applica una ritenuta fissa del 20% come regola generale. La trattenuta effettiva dipende dal reddito complessivo, dalle aliquote IRPEF, dalle detrazioni e dalle addizionali regionali e comunali. Per questo motivo, dal compenso lordo non si può ricavare il netto senza conoscere anche la situazione personale dell’amministratore.
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La Gestione Separata INPS
L’amministratore rientra normalmente nella Gestione Separata. Per il 2026, secondo i dati comunicati dall’INPS, l’aliquota complessiva può essere:
| Situazione dell’amministratore | Aliquota complessiva 2026 | Ripartizione ordinaria |
|---|---|---|
| Non pensionato e senza altra previdenza obbligatoria | 35,03% | Due terzi società, un terzo amministratore |
| Pensionato o già assicurato presso altra gestione obbligatoria | 24% | Due terzi società, un terzo amministratore |
La società trattiene dalla somma spettante all’amministratore la quota a suo carico e versa l’intero contributo all’INPS. Per il 2026 il massimale contributivo della Gestione Separata è pari a 122.295 euro, oltre il quale non si applicano ulteriori contributi sulla stessa base imponibile.
Prendiamo un compenso lordo annuo di 30.000 euro. Con l’aliquota del 35,03%, il contributo complessivo sarebbe di circa 10.509 euro: circa 7.006 euro a carico della società e 3.503 euro trattenuti all’amministratore. Il costo aziendale minimo, prima di altri oneri, salirebbe quindi a circa 37.006 euro.
Con l’aliquota del 24%, lo stesso compenso genererebbe circa 7.200 euro di contributi complessivi, di cui 4.800 euro a carico della società e 2.400 euro dell’amministratore. Sono simulazioni utili per il budget, ma il calcolo definitivo deve considerare la situazione previdenziale concreta e il momento di pagamento.
Serve la partita IVA per l’incarico
Per il solo incarico di amministratore, normalmente non è necessario aprire una partita IVA e non si emette una fattura. Il compenso viene gestito dalla SRL con un prospetto o cedolino, ritenute fiscali e contributi previdenziali.
La situazione cambia quando l’amministratore svolge anche una vera attività professionale autonoma. Un commercialista, un ingegnere o un consulente può trovarsi a fatturare prestazioni diverse dall’amministrazione, purché siano realmente autonome, documentate e distinguibili dall’incarico societario.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, in alcuni casi, l’attività di amministratore può rientrare nell’oggetto tipico della professione esercitata. In quel caso il compenso può assumere natura professionale, con fattura, IVA e regole della partita IVA. Non basta però avere già una partita IVA per fatturare automaticamente ogni somma ricevuta dalla SRL.
Terrei separati incarico, contratto, descrizione delle attività e documenti contabili. È una distinzione particolarmente importante quando il socio amministratore fornisce anche consulenza, progettazione, sviluppo software o altre prestazioni operative.
Chi applica il regime forfettario dovrebbe inoltre verificare con attenzione le eventuali cause ostative e la riconducibilità del compenso all’attività professionale. Il compenso societario non entra automaticamente nel forfettario solo perché il beneficiario possiede una partita IVA.
Compenso e dividendi non sono la stessa cosa
Il compenso remunera il lavoro e le responsabilità dell’amministratore. Il dividendo remunera invece la qualità di socio e può essere distribuito soltanto dopo l’approvazione del bilancio e in presenza di utili distribuibili.
| Elemento | Compenso amministratore | Dividendo |
|---|---|---|
| Quando si riceve | Durante l’anno, secondo la delibera | Dopo bilancio e decisione di distribuzione |
| Effetto per la società | È un costo, se documentato e inerente | Non è un costo deducibile |
| Tassazione personale | IRPEF progressiva e addizionali | Di regola ritenuta del 26% per persona fisica privata |
| Contributi | Gestione Separata sul compenso | Il dividendo non remunera di per sé un’attività lavorativa |
La scelta non è quindi “compenso oppure dividendi” in senso assoluto. Un socio amministratore può ricevere entrambi, ma con funzioni diverse. Il compenso offre un’entrata periodica e contribuisce alla posizione previdenziale; il dividendo dipende dagli utili e non può essere utilizzato per coprire il lavoro svolto ogni mese.
Per la società, inoltre, la deduzione del compenso segue in linea generale l’anno in cui viene pagato. Accantonare una somma in contabilità senza pagarla può quindi produrre un effetto fiscale diverso da quello atteso.
Gli errori che rendono fragile la scelta
Il primo errore è fissare l’importo guardando soltanto al netto desiderato. Io calcolerei prima il costo complessivo per la SRL, poi il netto personale e infine la sostenibilità finanziaria nei mesi con meno incassi.
- Pagare il compenso senza una delibera chiara o senza verificare lo statuto.
- Confondere l’amministratore con un dipendente ordinario senza verificare i requisiti della subordinazione.
- Emettere fattura per l’incarico solo perché l’amministratore possiede una partita IVA.
- Ignorare che il socio può svolgere anche un’attività operativa abituale, con possibili obblighi contributivi ulteriori.
- Stabilire una remunerazione eccessiva rispetto a ricavi, responsabilità e risultati della società.
- Usare il compenso come prelievo libero dal conto aziendale.
Un’attenzione separata merita il trattamento di fine mandato, o TFM. Può essere utile in una pianificazione di lungo periodo, ma deve essere previsto e documentato correttamente, spesso con atto avente data certa precedente all’inizio dell’incarico. Introdurlo all’ultimo momento per ridurre le imposte è una strategia fragile.
Se il socio lavora anche nella produzione, nel negozio o nell’attività commerciale della SRL, non bisogna fermarsi alla Gestione Separata. L’attività operativa abituale può richiedere una valutazione previdenziale distinta, soprattutto per l’eventuale iscrizione alla gestione artigiani o commercianti.
La decisione più equilibrata parte dal budget aziendale
Per una scelta ordinata preparerei tre numeri: compenso lordo, costo totale per la società e netto stimato. Solo dopo confronterei il risultato con gli utili realmente distribuibili e con la liquidità necessaria per imposte, stipendi, fornitori e investimenti.
Una delibera precisa, un pagamento tracciabile e una gestione coerente di ritenute e contributi valgono spesso più di una piccola ottimizzazione teorica. Quando il compenso riflette davvero il ruolo svolto e resta sostenibile per la SRL, diventa uno strumento di pianificazione finanziaria, non un semplice prelievo dall’impresa.