Una persona su tre vi dirà che con i parenti fare impresa non è una grande idea. Almeno due persone, pensano senza dirlo, che essersi messi in affari con la moglie (o il marito) è stato l’errore più grande della propria vita.

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Che pasticcio imprenditore.

L’anno scorso in un evento dedicato alle impresa familiari, del Family Firm Institute di Boston, il 70% dei partecipanti erano terapeuti familiari.
A vederla così o sentirsela raccontare da chi vive ogni giorno questa storia ha qualcosa di davvero particolare.
Impresa e famiglia insieme, nella stessa parola, nello stesso ufficio, nello stesso capannone, presentano più del doppio dei problemi.

• Le dinamiche prettamente imprenditoriali, che non sono poche.
• Le dinamiche familiari, che non avremmo una vita per parlarne.

L’italia però è fondata sulle imprese familiari

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Eppure funziona o sembrerebbe.
Nel mondo si calcola che oltre il 70% delle imprese sono a conduzione familiare. Ed il nostro paese offre il maggior numero di esempi.
Nella bibbia delle imprese, con aziende di famiglia tramandate per almeno 200 anni, vi sono ben 32 imprese italiane. Più di un terzo.
Insomma bisogna parlarne e fortunatamente si sta iniziando a farlo.

E’ importante per il peso economico che ricoprono e per i danni economici che si nascondono dietro l’angolo; anche a distanza di anni.

“Solo un terzo delle imprese fanno con successo la transizione da ogni generazione a quella successiva. La maggior parte sono o vendute o liquidate dopo la morte del fondatore.
Alcuni studi suggeriscono che solo il 5% delle imprese familiari stanno ancora creando valore per gli azionisti al di là della terza generazione.”

3 problemi tipici delle imprese familiari

In una recente guida sul passaggio generazionale, della Bocconi, a cura di Guido Corbetta e Alessandro Minichilli, la prima osservazione è che:
“Le imprese familiari sono talmente diverse tra loro da rendere impossibile la definizione di «regole» generali per un buon passaggio generazionale.”
Ciò non vieta però di poter individuare alcune caratteristiche in comune e che ciò può essere utile per individuare precise dinamiche; ovvero comprendere meglio i problemi.
O in altre parole ancora: sapere contro quale nemico ci si dovrà confrontare.

L’impresa non è la tua famiglia e neanche il contrario

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Il primo punto e la prima causa del problema è dato dal fatto che si confonde l’affetto con gli affari.

• Accade nel caso di cattiva gestione, quando litigi o freni limitano l’operare dei soci (il padre, il figlio, la moglie, il cugino) e portano a scelte scellerate.
• Accade quando ci si porta il lavoro in casa e viceversa, peccando di lucidità.
• Accade, nell’atto del passaggio, quando il ruolo principale viene affidato al figlio maggiore ma meno capace del minore o del cugino o di una persona esterna.

In questo caso la soluzione che conoscono tutti e che pochi riescono a mettere in pratica è semplicemente separare la sfera privata da quella professionale.
Un tema del quale ho parlato anche in passato e che incide anche nel campo degli investimenti e della programmazione finanziaria.

La paura dell’esterno
Altro problema tipico è quello di creare una sorta di isola.
La maggior parte delle imprese familiari non nascono tali ma lo diventano nel tempo.
Inizia il marito (o la moglie), si affianca la consorte per dargli una mano, vengono coinvolti i figli per farsi aiutare, poi tocca ai cugini ed i lontani parenti anche per aiutare chi non ha un lavoro. Sino a diventare imprese anche di grosse dimensioni, basta vedere i fatturati, gestite come famiglie altro che imprese.
Fondate sulle relazioni (difficili) anziché sulle competenze.

Questo circolo vizioso porta quasi sempre ad un risultato: chiudersi ancora di più su se stesse.
Ci si chiude dai fornitori che potrebbero essere più vantaggiosi, privilegiando i parenti.
E ci si chiude ancora di più dai consulenti, a qualunque titolo, preferendo lavare i panni sporchi in famiglia.
Dimmi se non ti suona familiare “un estraneo non deve parlare delle nostre faccende!”

Ed invece, altro segreto di pulcinella, una persona distaccata (emotivamente) e competente ha la capacità di analizzare le cose in maniera più lucida e proporre quelle che potrebbero essere davvero soluzioni.

Di chi sono i soldi?
Infine ma non per importanza c’è da rispondere a questa domanda: di chi sono i soldi?
Può sembrare banale ma anche aziende di grandi dimensioni faticano a dividere il patrimonio e pasticciano rispondendo ai bisogni di uno o dell’altro (famiglia o impresa) attingendo da un unico calderone.

Un mal costume alimentato anche da tanti consulenti che continuano a suggerire cose del tipo “fai un mutuo per…fai un prestito per… fai fare una cessione del quinto per…”

Come prepararsi al cambio generazionale

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Come faccio mollare il vecchio? Come do l’impresa a quel bamboccione? Come fare il passaggio generazionale?

Sembrerebbe che si tratti solo di questo. Che sia un momento in cui magicamente si passi da un prima a un dopo. In realtà la situazione è diversa e più complicata.
Volutamente ho usato il termine prepararsi e per gli stessi motivi ho analizzato anche in modo ironico le dinamiche delle imprese familiari.
Bisogna preparare il terreno, sistemare le anomalie tipiche del sistema, attuare un preciso modello aziendale.
E ricordarsi che neanche Roma fu fatta in un giorno.

Dunque se stai progettando di cedere il testimone o sei pronto a raccoglierlo, ecco alcuni punti sui quali riflettere.

1. Distinguere l’impresa dalla famiglia
2. Distinguere il patrimonio familiare da quello aziendale
3. Iniziare a valutare le competenze ed i risultati
4. Aprirsi al mondo esterno, coinvolgere terzi
5. Progettare insieme il cambiamento

O così o non resta che farsi il segno della croce: Padre, Figlio e…

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